Comune di Badia Tedalda

Cenni storici

Origini

Le origini di Badia Tedalda, grazie alla sua posizione geografica, possono farsi risalire all'epoca romana quando, probabilmente, era una «mansio» itineraria destinata ad accogliere i viaggiatori in prossimità del valico lungo la via «Ariminensis» che collegava i due capisaldi antigallici di Arezzo e Rimini, attraverso l’Alta Valtiberina.

Nel tardo impero divenne parte della «Massa Trabaria», quel vasto territorio coperto di foreste che sottostava all'obbligo del «beneficium trabium» per la costruzione delle basiliche romane (il legname veniva fatto fluire a Roma sulla corrente del Tevere che nasce sul Monte Fumaiolo).

In epoca bizantina fu compresa nei domini dell'esarcato ravennate. Nel Medioevo fu sede di due abbazie benedettine di monaci neri, dette di Arduino e dei Tedaldi (da qui il nome di Badia Tedalda) unificate successivamente nel 1205 con l'edificazione della chiesa abbaziale.

L'abate dei due monasteri, nominato direttamente dalla sede apostolica, godeva di prerogative sovrane su tutta la Valmarecchia. Contesa nel XV secolo dai Montedoglio che tiranneggiarono nella zona per circa novant'anni, l'abbazia dei Tedaldi perdette la sovranità e gli antichi privilegi. Solo nel 1489 Badia Tedalda assunse lo statuto fiorentino ed il suo podestà. Quando Leone X dette in commenda l'abbazia al certosino Leonardo Bonafede, spedalingo di S. Maria Novella di Firenze questi si premurò di ricostruire l'ormai cadente abbazia arricchendola di tre altari con terracotte di scuola robbiana. La comunità di Badia Tedalda viene invece costituita «motu proprio» da Leopoldo Primo il 27 luglio 1775.